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Chiarascuro note
Due tracce audio tratte dal CD "Chiaroscuro".
[Traccia 1: A grandi passi] [Traccia 2: Chiaroscuro]
Un titolo che dice già tutto: Chiaroscuro.
Uninvenzione sonora che gioca con figure a volte sfuocate, inghiottite da una nebbia dispettosa che concede losservazione parziale di sagome dai contorni evanescenti. E un jazz che va cercato e che, nello stesso tempo, offre allascoltatore la possibilità di sommare alla creatività dei musicisti il suo desiderio di scoperta e di avventura.
E un bop che, a modo suo, sa essere etnico, scivola in una canzone, tratteggia ballate maliziose. Si inventa continuamente tra dolcezza ed ironia.
Davide Ielmini - Articolo a cura della Splasc(h) Record apparso sulla rivista Musica Jazz del mese di Agosto 03
Ecco il Cd Chiaroscuro - Il ritorno sulle scene del chitarrista di jazz Pierpaolo Manca
Il titolo dellalbum, Chiaro-scuro, svela già il contenuto. La sorpresa, semmai, sta nel nome del suo autore, Pierpaolo Manca, chitarrista cagliaritano di cui da un podi tempo si erano perse le tracce. Il musicista sardo,infatti, da qualche anno vive in Trentino dove con un gruppo di musicisti di quellarea, Claudio Kettmeier, contrabbasso, Fiorenzo Zeni, sax tenore e soprano, Carlo Canevali, batteria (ilp iù noto fra i tre, in quanto partner fisso del pianista Stefano Battaglia), ha creatoun quartetto stabile, colquale ha registrato questo lavoro, edito dalla Splasc(h)Records. Un album cheper il jazzman isolano rappresenta il battesimodiscografico.
Otto temi originali, tutti firmati dal leader, dove si incrociano disegni melodici di cantabile seduzione e ritmi sudamericani, preziosità cameristiche accattivanti dialoghi (soprattutto tra chitarra e sax), colori tenui e guizzi imprevisti, sussurri elusivi e squarci dissonanti, fraseggi irregolari e rimandi etnici. «Un disco che ab-biamo registrato in una giornata», spiega il chitarri-sta. «I temi erano già prontida tempo. Ho cercato ununiformità di suono privilegiando le atmosfere pacate, lasciando da parte quello che potremmo definire,il jazz urlato».
Quali sono i maestri della sei corde dei quali si sente debitore «Sicuramente Jim Hall, anche se poi, sono stato influenzato da tutti i grandi chitarristi di oggi: Pat Metheny, Bill Frisell, John Abercrombie».
Cosa guida il suo mododi comporre: la melodia, ilritmo o larmonia? «La melodia è laspetto che mi interessa di più. È il mio punto di partenza, che però cerco di fare andare di pari passo col ritmo e larmonia». Quando improvvisa ha degli obiettivi? «Sì, uno è quello di raccontare una storia. I mie assoli quasi sempre iniziano piano, poi, si sviluppano in una parte centrale e, successivamente, tendono a calare. È come se stessi riscrivendo unaltra melodia. Alla melodia del tema nesegue unaltra diversa, ma che sta allinterno dello stesso discorso».
Ritiene che il bop continui oggi a rimanere fondamentale nella costruzione del linguaggio musicale di un jazzista?
«Per un musicista europeo, penso di no, mentre lo swing, continua anche per noi a restare una caratteristica importante. Un musicista europeo oggi è influenzato dalla musica della propria terra, dalla musica classica, dallo scambio con altre culture. Per noi, ad esempio, il ritmo non è fondamentale come per gli americani. I musicisti europei hanno un modo di stare sul tempo, di far nascere le note che, pur suonando jazz, non è necessariamen-telegato agli idiomi del bop».
Carlo Argiolas e il jazzista Pierpaolo Manca
ARTICOLO PUBBLICATO SUL QUOTIDIANO LADIGE
7 / 11 / 2003 - Di Vittorio Albani.
TRENTO Molti sanno che il jazz autoctono veleggia ormai da anni su strade di sicura qualità. È quasi logico, dunque, che - sia pure molto allungate nel tempo - le produzioni discografiche indigene afferenti al mondo afroamericano, colpiscano sempre e regolarmente per la loro cifra stilistica. È il caso di Chiaroscuro, delicato quanto intelligente progetto da pochi giorni sul mercato per la gloriosa etichetta di Peppo Spagnoli Splasc(h), registrato nella quiete casalinga e firmato da un quartetto formato da Pierpaolo Manca (chitarra), Claudio Kettmeier (contrabbasso), Fiorenzo Zeni (sassofoni) e Carlo Canevali (batteria).
Nomi sicuramente conosciuti almeno in ambito locale, ai quali - specialmente dopo un lavoro come questo - va ancor più l´augurio di trovare altra fortuna anche al di fuori dei confini regionali. Chiaroscuro sta tutto nel suo titolo ed è straordinariamente adattabile ai giorni autunnali. Riflessiva, cadenzata e sicuramente godibile, la sua cadenza cameristica esalta i sapori introspettivi che contraddistinguono il lavoro del quartetto. L´architettura è quella solida della figurazione solo apparentemente leggera che è storicamente propria del jazz liquido di Jim Hall (uno specialista del suono intimista delle piccole formazioni), ma forse in modo più moderno quella di Pat Martino, forse più capace di far dialogare gli altri strumenti in organico allargato in modo pressoché esemplare. Il gioco di Chiaroscuro vive di trasparenze e riflessi, spesso in fuga leggera verso lidi ritmici che rientrano però velocemente entro i limiti del progetto, dando al tutto una forte personalità. Bop e tradizione ce ne sono, ma quello che piace e colpisce sono gli up-tempo appena accennati o gli altrettanto impercettibili accenti etnici e le verifiche generose dei momenti solistici di Fiorenzo Zeni, ancora una volta entro il cerchio della sua migliore luce espressiva. Invenzione e dialogo: fattori non da poco nella costruzione musicale e perno per ciò che poi, dal vivo, dovrebbe essere trasformato in quel celebre interplay che operazioni discografiche di questo genere, propongono su un piatto d´argento. E come poi giustamente scrive Davide Ielmini nelle esaurienti note di copertina, si lavora di leggerezza e di velata malinconia per cui «Chiaroscuro è un disco che non si accontenta di un semplice ascolto: meglio immaginarlo, assaggiarne una porzione alla volta e decidere poi, dopo la degustazione, se il nostro fantasticare è più o meno adatto a questa operina del tutto speciale, legata ai sogni e alle favole». Favole dannatamente urbane che riescono ad ammantare di luci soffuse un vivere il jazz che è sicuramente vero, mai evanescente o gratuito. Le otto composizioni sono tutte scritte da Pierpaolo Manca. Un punto in più: troppe volte ci si adagia alle tenere partiture della storia e, se in un disco così, manca la classica ballad firmata da Rodgers e Hart o la citazione di Mingus o (sarebbe ancora peggio) quella dedicata al solito eroe di passaggio e di moda (leggi Pat Metheny o altro), ciò è solo da apprezzare maggiormente.
Chiaroscuro Pierpaolo Manca, Claudio Kettmeier Quartet - (Splasc(h) Records, CDH910.2 2003)
ARTICOLO PUBBLICATO SUL QUOTIDIANO TRENTINO
7 / 11 / 2003
Con Manca e Kettmeier il jazz trentino ritorna a fare Splasch di Giuseppe Segala
TRENTO. Le etichette che diffondono il jazz a livello nazionale mostrano sempre più spesso interesse per la scena trentina e altoatesina, che si sta sviluppando in modo costante e merita la dovuta attenzione. La Splasc(h) di Peppo Spagnoli, che nel 2002 ha festeggiato il suo ventesimo anno di intensa attività, dopo il bel disco pubblicato lo scorso anno che vedeva protagonista la chitarra del moriano Matteo Turella, presenta ora un lavoro in cui è coinvolto come titolare un altro chitarrista Pierpaolo Manca, che pur essendo nato a Cagliari, si è trasferito nel'96 a Trento, dove ha conosciuto il contrabbassista Claudio Kettmeier, altro titolare di un quartetto completato da altri due campioni della scena regionale: il sassofonista Fiorenzo Zeni e il batterista Carlo Alberto Canevali. La formazione ha registrato nel novembre del 2002 il disco "Chiaroscuro", con otto brani scaturiti dalla penna di Manca, che rivela così una vena compositiva sensibile, dalle spiccate caratteristiche melodiche e dalle tinte spesso sfumate tra il crepuscolare e il notturno. Il titolo del disco mette in evidenza questa scelta espressiva, sottolineata d'altra parte dalla bella fotografia in bianconero che ne correda la copertina, dovuta allo stesso Peppo Spagnoli. La fatica compositiva di Manca si è avvalsa però della fondamentale elaborazione sviluppata insieme a Claudio Kettmeier, e dall'ascolto del disco questa frequentazione assidua emerge con chiarezza: tra la chitarra e il contrabbasso c'è una rilassata osmosi timbrica, ritmica e di ispirazione che dà il carattere fondamentale a tutto il lavoro.
Proprio l'omogeneità stilistica e l'equilibrio dell'ispirazione sono i due dati che spiccano in "Chiaroscuro" e che ne fanno un documento prezioso, ricco di stimoli. Fiorenzo Zeni inserisce i suoi sassofoni con la consueta sensibilità, offrendo alcuni assoli di grande interesse, in particolare imboccando il tenore in "Chiaroscuro", un tempo medio con rilassato ritmo funky, e con il soprano nell'intensa ballad "Ritratto", dove si apprezzano le delicate trame della chitarra. E naturalmente la batteria di Canevali si sottende con tenace nerbo e precisione a tutto il lavoro, ritagliandosi un'intensa coda in "C'est La Vie". Non mancano momenti più solari, come "Racconti Cubani", ma il clima generale è ribadito dal brano conclusivo, "Aspettando", una bossa rilassata e sottilmente malinconica, dove ancora si apprezza il timbro caldo e trasparente del sax tenore.
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